Il mio feed è intasato da QUEL video: un pinguino che corre verso le montagne dell’Antartide, incontro a morte certa. Oggi, invece di studiare, proviamo a fare un esercizio estemporaneo di overthinking.

Un rapido contesto
Dovete scusarmi, domani ho un appello e il mio cervello sta cercando qualsiasi scusa plausibile per non processare l’ennesima nozione accademica. Così, nonostante uno stato di alterazione psicofisica noto a molti ho sentito il bisogno irrazionale di scrivere queste righe.
Il video lo avete palesemente visto tutti: è uno spezzone tratto da Encounters at the End of the World, un documentario di Werner Herzog del 2007. Si tratta di un contenuto che casualmente è risorto per diventare virale.
Il Pinguino “Nichilista”
C’è un pinguino di Adelia.
Intorno a lui, l’ordine naturale delle cose: il branco si muove compatto verso il mare, verso il cibo, la sopravvivenza, la rassicurante ripetizione di ciò che funziona. La traiettoria giusta. Quella sensata.
Lui no.
Si ferma. Guarda l’orizzonte. Esita un istante (quanto basta per sembrare consapevole) e poi prende la decisione più sbagliata possibile. Scatta in direzione opposta. Non incotro all’oceano, ma verso l’entroterra. Verso le montagne. Verso migliaia di chilometri di ghiaccio, silenzio e assenza totale di opportunità biologiche. Verso l’annientamento.
È un gesto puro, ingenuo. Non strategico, ne utile o spiegabile. Un atto di volontà che ignora completamente la realtà.
Ironicamente, in questo momento, mi piace pensare a lui. Mi dico: sii come il pinguino. Non studiare. Non cercare conforto. Non piegarti all’impellenza dell’esame. Avanza dritto per la tua strada, approfitta di questa bella giornata per scrivere questo articolo anche se non ha alcun senso, soprattutto adesso che non ha alcun senso farlo.
Perché ogni grande impresa, ogni epica battaglia, ogni gloriosa disfatta comincia così: qualcuno che guarda la direzione giusta, la ignora deliberatamente, e marcia verso il nulla con una convinzione assoluta.
“Sii il Pinguino. Non arrenderti. Vai dritto per la tua, anche quando è palesemente sbagliata.”
Il Pinguino nichilista
Narrare le cose
Quella del pinguino è tuttavia un’epica sul nulla. Il mio tono solenne è servito solo a rendere più evidente l’assurdità della scena. Una parodia involontaria dell’eroismo del pinguino, generata dall’applicazione della retorica epica a un evento che è oggettivamente cretino.
Ma perché fa ridere? dal mio punto di vista è un classico esempio di umorismo pirandelliano, il “sentimento del contrario”. Vediamo una scena epica: la musica solenne, il paesaggio sconfinato dell’Antartide, la solitudine dell’eroe. Tutto suggerisce grandezza tragica. Poi guardi il soggetto: è un pinguino goffo che, dopo un’esitazione iniziale (con un tempo comico perfetto) corre tutto agitato e scoordinato. L’epicità del contesto stride violentemente con la stupidità dell’azione.

Eppure, noi umani abbiamo un difetto intrinseco: l’underdog bias. Tifiamo per lo sfavorito. Ci piace così tanto proiettare le nostre storie su quel pinguino che lo abbiamo trasformato in un meme filosofico, in un simbolo di ribellione contro la società o di nichilismo esistenziale. Ma spoiler: quello non è un eroe. E non è nemmeno un filosofo. Bisogna prenderla con ironia.
Tuttavia questo resta pur sempre un articolo di “Un mondo immenso“: un minimo di scienza, e di ciò che la biologia ha effettivamente da dire, non poteva essere evitato.
Cosa dice l’evoluzione?
Se togliamo gli occhiali della “poetica umana” e indossiamo quelli dell’etologia e dell’evoluzione, la storia cambia. Non possiamo leggere il comportamento animale con categorie umane come “depressione”, “suicidio consapevole” o “ribellione al sistema”. Per capire cosa sta succedendo davvero a quel pinguino, dobbiamo guardare ai meccanismi imperfetti della natura.
Senza considerare eventuali bias dovuti alle informazioni deducibili dal documentario, ci sono diverse ipotesi che possono spiegare questo comportamento “maladattativo” (ovvero, che va contro la sopravvivenza dell’individuo):

- Errore di Navigazione: I pinguini si orientano grazie alla posizione del sole e al campo magnetico terrestre, è una questione più genetica che culturale-ambientale. È plausibile che quel singolo individuo abbia un difetto genetico o sensoriale. I suoi “sensori” interni sono starati. Forse crede di andare verso il mare.
- Patologie e Virus: Esistono agenti patogeni (come alcuni Avulavirus, simili alla malattia di Newcastle negli uccelli) che attaccano il sistema neurologico, causando disorientamento e comportamenti erratici.
- Intossicazione: Alcune fioriture algali possono rilasciare neurotossine. Se il pinguino ha mangiato pesce contaminato, queste tossine si accumulano (biomagnificazione) andando ad interferire con i “circuiti decisionali”.
- Squilibrio Ormonale: Durante il periodo riproduttivo, gli animali sono bombardati di ormoni. Un eccesso di testosterone o analoghi dell’ossitocina può mandare un animale in stato confusionale, spingendolo a comportamenti estremi (un altro esempio triste è quando i pinguini che hanno perso un uovo cercano di “rapire” i piccoli altrui).
- Neurodivergenza: A me piace pensare che fosse semplicemente stupido dalla nascita
Il punto centrale è che la Selezione Naturale non crea esseri perfetti. L’evoluzione non ha un fine. Ogni generazione riparte da zero. Anche se i genitori erano perfettamente adattati, ogni nuovo nato è un “esperimento genetico”, un rimescolamento di carte. La variabilità è il motore della vita: la natura produce costantemente individui “diversi”. La maggior parte starà nella media (adattamento), ma ci saranno sempre gli estremi. Esiste, come abbiamo visto con conan, un equilibrio tra la tendenza dei sistemi di riparazione del DNA a preservare l’integrità del genoma nel tempo e la loro occasionale tolleranza verso l’insorgenza di mutazioni.
In linea di principio sarebbe stato possibile selezionare organismi geneticamente immutabili (es Conan); una scelta del genere, però, avrebbe compromesso drasticamente la capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali e alle diverse nicchie ecologiche. L’evoluzione, invece, non punta alla perfezione statica, ma accetta un margine di rischio: concede spazio alla sperimentazione genetica. A volte l’esito è sfavorevole altre volte da una mutazione emerge qualcosa di nuovo.
I meccanismi evolutivi sono quindi il risultato di un dialogo dinamico tra sicurezza e innovazione, tra conservazione e variazione. Questo tema ci piacerebbe riprenderlo più avanti, quando affronteremo il ruolo dell’attivazione degli elementi trasponibili nel genoma umano.
L’errore, il disfunzionale, non è “contro natura”. È il prezzo da pagare per l’evoluzione. Senza la possibilità di sbagliare strada (e morire), non ci sarebbe nemmeno la possibilità di trovarne una nuova migliore. Solo che, nel caso del nostro amico, l’esperimento è andato male.
Prendere QUEL pinguino come modello di vita è stupido, ma proprio per questo è bello farlo. È l’ironia della contraddizione che mi diverte.
Un pinguino dal sottosuolo
Per un sottile momento, giochiamo a restare sospesi nell’incredulità. In una metaforica zona grigia in cui il pinguino smette di essere una deviazione statistica (non un errore) e diventa una posa esistenziale. Non un nichilista, perché lui marcia. Marcia verso qualcosa che non lo vuole, che non lo riconosce, che non gli deve nulla. La montagna non è un obiettivo, è un pretesto. Una side quest non skippabile che si è volutamente assegnato da solo.
Trovo una bellezza perversa in chi sceglie la strada più difficile senza alcuna ricompensa garantita. È la ginestra che fiorisce sul vulcano, Il capitano Ahab che insegue la balena, Don Chisciotte che carica i mulini a vento, Cicciogamer89 che continua a giocare a MotoGP mentre i ladri gli svaligiano casa. È la stessa pulsione suicida e magnifica che muove certa ricerca scientifica pura: anni passati a fissare rumore di fondo sperando che, per errore, l’universo sconfinato o il micromondo invisibile tossiscano qualcosa di tanto curioso quanto inutile.

Il pinguino marcia verso montagne che non dovrebbe scalare, spinto da una curiosità commuovente e rivendicando che pur di dimostrare di essere libero, sarebbe disposto a desiderare cose assurde, dannose, stupide.
E qui, la natura, cinicamente, sbatte le porte in faccia: il tasto del pianoforte suona, il pinguino muore, l’esperimento fallisce. Ma nel foro interno, l’irrazionalità della ribellione ha già assolto alla sua funzione. Non per il mondo, la selezione naturale o un qualsiasi altro inventato fine superiore, ma per sé stesso. Desideriamo l’assurdo, il dannoso, lo stupido. Perché è nostro, perché ci coccola, ci da un senso.
Il mondo non cambia, la montagna resta lì, ma per un istante infinitesimo bisogna immaginare che quel pinguino, mentre arranca goffo verso morte certa, abbia imparato a ridere. Non di una risata liberatoria, ma una fuori luogo, una che riecheggia irriverente verso il vuoto “Non mi avrai come vuoi tu. Io vado di là”.
“Il tutto vale esattamente quanto un rutto, con l’unica differenza che un rutto dà più soddisfazione”
Il settimo sigillo, Ingmar Bergman
L’ipocrisia di un sassolino che devo togliermi dalla scarpa
Ora che abbiamo chiarito che il pinguino è probabilmente intossicato o neurologicamente compromesso, passiamo alla parte che, in modo ipocrita, mi fa davvero “salire il crimine”: l’uso sociale di queste categorie di video.
Devo togliermi un sassolino dalla scarpa contro i life advice, il paternalismo da quattro soldi e la motivazione spicciola.
Ciò che non sopporto è l’atteggiamento dei guru della motivazione, delle pagine “Mentality” o di quelli che condividono il video con didascalie serie tipo: “Non seguire la massa, trova la tua strada, anche se sei solo”. È un tipo di contenuti che presume di insegnarti qualcosa di profondo, ma in realtà è di una superficialità e discriminazione disarmante, di un senso di superiorità ingiustificato.
Condividere il pinguino come un “eroe anticonformista” è l’equivalente di tua madre che ti manda il “buongiornissimo” con una frase di Osho fuori contesto. È un paternalismo che ti fa cascare le braccia. C’è una presunzione di fondo in questi life advice: l’idea che chi guarda sia uno “zombie” che deve essere svegliato, e che basti un pinguino disorientato per rivelarti la Verità sulla vita. Il pinguino va preso per quello che è: una cosa che fa ridere “alle palle sgrondanti”, un “incident nel feed di Instagram”. Non è un leone alfa in mezzo alle pecore beta. È un animale malato che sta sbagliando tutto. E va bene così. Rendiamogli dignità con la scienza e con bei meme, non umiliamolo trasformandolo in un wallpaper del telefono o in un poster motivazionale da appendere in cameretta che si prende troppo seriamente.
Siamo tutti zombie e siamo tutti unici: dipende solo dal contesto.
È un’ipocrisia enorme ritenerci “illuminati”, dimenticandoci di quanto siamo noi gli “zombie” nei settori in cui l’altro (quello che giudichiamo) ha una marcia in più. Alla fine è solo un invito all’umiltà, all’apprezzare e accettare l’altro cercando di vederne sempre per primi i lati per noi più unici; senza andarlo a sminuire davanti ad una incompatibilità di fondo che può esserci.
La montagna mi chiama
Questo articolo era solo un rambling goliardico, un’estemporanea e spuria pippa mentale. Ma come spesso accade, anche dietro un meme stupido si nascondono meccanismi affascinanti. Abbiamo sfiorato argomenti giganti. In futuro, torneremo a parlare più seriamente di questi temi. Approfondiremo il concetto di Nature vs Nurture (quanto siamo programmati dai geni e quanto dall’ambiente, parleremo di epigenetica) e, perché no, dedicheremo uno spazio alla vera Memetica (quella di Richard Dawkins e Susan Blackmore), per capire scientificamente perché un pinguino del 2007 ci intasa il feed e il cervello nel 2026.
Ora scusate ma devo alzarmi e camminare verso le montagne…
